SAINT CLAUDE LA COLOMBIERE, IL SANTO DELLA FIDUCIA

“Un uomo di cuore, dotato di una sensibilità delicata e di un gusto profondo dell’amicizia. Sente una profonda inclinazione verso il calore della famiglia e “un’avversione orribile” per la vita religiosa. E sceglie quest’ultima, non sappiamo bene perché”.

I primi anni di vita

Claudio nasce 2 febbraio 1641 a Saint-Symphorien-d’Ozon nel Delfinato (Francia) ed è il terzo figlio del notaio Bertrand La Colombière e di Margherita Coindat. In giovane età la sua famiglia si trasferì a Vienna dove ricevette la sua prima educazione scolastica, che completò poi a Lione con lo studio della Retorica e della Filosofia. È in quel periodo che si sente chiamato alla vita religiosa nella Compagnia di Gesù; ma non si conoscono i motivi che lo spinsero a questa decisione. Di contro egli dichiara in uno dei suoi scritti: “Avevo una avversione orribile per la vita che abbracciavo “. Claudio era sensibile ai rapporti familiari ed amichevoli, incline alla letteratura e all’arte e attratto da ciò che ha di più degno la vita di società. Ma non era un uomo che si lasciava guidare dal sentimento. All’età di 17 anni entrò nel Noviziato della Compagnia di Gesù, ad Avignone. In questo stesso luogo, nel 1660, passò dal Noviziato al Collegio, per condurre a termine gli studi di Filosofia e simultaneamente pronunciare i primi voti religiosi. Alla fine del corso, fu nominato professore di grammatica e letteratura, incarico che mantenne in quel Collegio per cinque anni.

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La preparazione

Nel 1666 fu mandato a Parigi per studiare Teologia nel Collegio di Clermont. In quel periodo gli venne affidato anche un incarico di grande responsabilità. Grazie alla sua notevole attitudine manifestata verso gli studi umanistici unita alle sue doti di prudenza e finezza, i suoi Superiori lo scelsero come precettore dei figli di Colbert, Ministro delle Finanze di Luigi XIV. In seguito, terminati gli  studi di Teologia e ricevuto il Sacerdozio, tornò di nuovo a Lione per qualche tempo in qualità di professore, poi per dedicarsi completamente alla predicazione e direzione della Congregazione Mariana. La predicazione si distinse sempre per la sua solidità e profondità: non si perdeva nel vago, ma si dirigeva abilmente verso un uditorio concreto, e con un’ispirazione evangelica così vigorosa da infondere in tutti serenità e fiducia in Dio. Le edizioni dei suoi sermoni produssero nelle anime grandi frutti spirituali.

L’anno 1674 fu decisivo nella vita di Claudio. Fece la III Probazione a Lione e il voto di riprodurre quel vivido ideale di apostolo descritto da Sant’Ignazio. E poiché questo ideale gli parve magnifico, Claudio lo adottò come programma di santità.

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Paray-le-Monial

Il 2 febbraio 1675 pronunciò la Solenne Professione e fu nominato Rettore del Collegio di Paray-le-Monial in quanto  suoi Superiori sapevano che nel Monastero della Visitazione, c’era un’umile religiosa, Margherita Maria Alacoque, alla quale il Signore andava rivelando i tesori del suo Cuore e che, per questo, viveva in una angosciosa incertezza; aspettava che lo stesso Signore adempisse la promessa data di inviarle un suo “servo fedele e amico perfetto”, che l’avrebbe aiutata a realizzare la missione alla quale la destinava: manifestare al mondo le ricchezze imperscrutabili del suo amore. Claudio, dopo i primi incontri con Margherita Maria, questa gli manifestò tutto il suo spirito e quindi anche le comunicazioni che ella credeva ricevere dal Signore. Claudio, approvò pienamente e le suggerì di mettere per iscritto, orientandola e sostenendola nell’adempimento della missione ricevuta. Quando poi fu certo, grazie alla luce divina manifestatasi nella preghiera e nel discernimento, che Cristo desiderava il culto del suo Cuore, si votò ad esso senza riserve, come ci testimoniano la sua dedizione e i suoi appunti spirituali: già prima delle confessioni di Margherita Maria, Claudio, seguendo le direttive di Sant’Ignazio negli Esercizi, era giunto alla contemplazione del Cuore di Cristo come simbolo del suo amore.

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Gli ultimi cinque anni

Dopo un anno e mezzo di permanenza a Paray, nel 1676, Claudio partì per Londra come predicatore della Duchessa di York. Era un incarico delicatissimo, considerati gli avvenimenti che in quel tempo agitavano l’Inghilterra e andò a vivere in un appartamento che gli era stato riservato nel palazzo di St. James. Oltre ai sermoni pronunciati nella cappella e alla costante direzione spirituale, Claudio si dedicò a una solida istruzione nella vera fede di non poche persone che avevano abbandonato la Chiesa Romana. Tra grandi pericoli, ebbe la consolazione di vedere molti ritornarvi, al punto che, dopo un anno, diceva: “Potrei scrivere un libro sulla misericordia di cui Dio mi ha fatto testimone da quando sono qui”. Il lavoro così intenso e il clima poco propizio minarono la sua salute; cominciarono a manifestarsi i sintomi di una violenta affezione polmonare. Improvvisamente, alla fine del 1678, fu arrestato sotto un’accusa calunniosa di complotto papista e fu trasferito nell’orribile carcere di King’s Bench per tre settimane, finché per decreto reale fu espulso dall’Inghilterra. Tutte queste sofferenze peggiorarono ancor più la sua salute al suo rientro in Francia. Nell’estate del 1681, essendo già molto aggravato, fu rimandato a Paray dove, il 15 febbraio 1682, prima domenica di Quaresima, all’imbrunire, tornò alla casa del Padre.

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